Letture

Per te una piccola sala di lettura con qualche testo – una poesia o tre, dieci righe di un racconto o un racconto in dieci righe, un’anteprima o un recupero – giusto per farti un’idea. È una selezione che rinnoverò periodicamente anche se non so con quale frequenza, ma ogni volta che inserirò dei testi nuovi metterò anche un segnalino per farlo capire.

Il giorno che abbiamo incontrato Tomolo

 

 

Ugo aveva guidato fino alla città dove si teneva la Fiera del libro.

Ughetto era stato tranquillo per tutto il viaggio.

Ugo aveva parcheggiato piuttosto lontano dalla méta.

Ughetto si guardava intorno incuriosito.

Ugo aveva camminato a passo svelto perché non voleva arrivare in ritardo.

Ughetto aveva fatto conoscenza con un piccione di nome Abelardo.

Ugo aveva guardato google map.

Ughetto invece nop.

Ugo aveva chiesto a una passante “Scusi, per la fiera?”

Ughetto aveva imparato la parola svolte.

Ugo aveva girato a destra e a sinistra mille volte.

Ughetto invece aveva fatto capriole e giravolte.

Ugo aveva pagato il biglietto.

Ughetto era entrato con un bel sorrisetto.

Ugo aveva guardato l’orologio “Uh! C’è ancora tempo, faccio un giro!”

Ughetto aveva parlato con un cagnolino che leggeva i libri.

Ugo si era messo a cercare lo stand del suo futuro probabile editore.

Ughetto si era messo a trovare, cosa non si sa, ma l’avrebbe fatto per ore.

Ugo a un certo punto si era accorto che era arrivata l’ora dell’incontro.

Ughetto si era accorto che unendo i punti si arriva da qualche parte.

Ugo era andato dritto verso lo stand dell’editore.

Ughetto c’era andato a zig zag ma Ugo non se n’era accorto.

Ugo aveva sorriso da qui a là.

Ughetto aveva sorriso anche lui, ma il suo da qui a là era più corto. 

Ugo aveva stretto mani e chiacchierato del suo libro per bambini e di quanto gli sarebbe piaciuto pubblicarlo.

Ughetto non sapeva cosa volesse dire “pubblicare” ma era una parola che gli piaceva molto.

Ugo aveva lasciato una copia del manoscritto all’editore.

Ughetto si era sentito più leggero.

Ugo aveva ripreso la strada del ritorno telefonando al suo amore tutto il suo ottimismo.

Ughetto si faceva scarrozzare con piacere.

Ugo avrebbe voluto fare salti di gioia.

Ughetto ne sarebbe stato molto felice.

Ugo guidava con l’anima contenta e ringraziava il bambino che non aveva mai smesso di portarsi dentro.

Ughetto gli rispondeva sorridendo “E di che? Grazie a te!”

 

 

 

 

 

 

Vento lupo

Improvvisamente, dal buio della notte era emerso il vento.Il bambino era sotto le coperte, profondamente addormentato.Come sempre a quell’ora, il mondo che lo circondava lo proteggeva: tre mandate alla porta, abbassate tutte le persianefissati tutti i fermi di sicurezza, serrate tutte le finestre con doppi vetri e, per ultima, la soffice caverna del piumone, dove giaceva sul fianco destro, le gambe raccolte e strette, la manosinistra fra le ginocchia, l’altra sotto il cuscino. Sognava i soliti sogni. Fu svegliato dal vento, che emergeva come una luce pulviscolare da un punto imprecisato e forse non lontano della notte. Il vento vedeva ogni cosa. Era sopra ogni cosa. Aveva un volo irregolare, quella notte, e imprevedibile. Se degli occhi lo avessero scoperto e seguito, subito l’avrebbero perduto. Molto lontano dal cuore del sonno, appena dietro i sogni, il bambino sentiva i listelli delle persiane tremare, ora di più ora di meno, con estemporanei virtuosismi ritmici. Rullate, strisciate, serie, scale dall’improvvisa dissonanza, un concerto di percussioni ovattate dalle spesse finestre s’infiltrava nellastanza. Allegro rumore di giocattoli.

 

anfore

 

questi giorni 

stagli di zenit perenne

sono anfore abbandonate

quando le rovescia il tramonto

nulla ne esce

arida resta la terra

che ci compone

 

pseudonimo

 

non ha tempo 

il tempo che va per la sua strada 

indifferente a ogni misura 

di nulla s’accorge 

tempo è lo pseudonimo preferito da dio

quando non ha tempo per noi

 

l’abituale apnea nel dolore 

 

l’abituale apnea nel dolore 

anestetizza ogni senso a noi noto 

ma altri carbonari e guerriglieri 

l’affrontano e non di solo dolore

illuminano i nostri sotterranei 

 

 

 

Giorno d’argilla

Un giorno senza nome né numero. Un giorno come potrebbe essere un volto che s’incrocia e con il quale ci si trapassa reciprocamente invisibili come se pelle, muscoli, ossa, occhi, pensieri, sogni e ricordi fossero mura permeabili. L’argilla che filtra gli esseri schiacciati della folla. E del tempo.


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